LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA
GENETISTA
(1422-2018)

Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 25 gennaio 1922) è stato un genetista e scienziato italiano che si è occupato prevalentemente di antropologia e storia.
Universalmente riconosciuto come uno degli studiosi più autorevoli nel campo della genetica di popolazione e delle migrazioni dell'uomo, Cavalli-Sforza è stato professore emerito all'Università di Stanford in California, nonché socio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche.
Per i suoi meriti scientifici è stato decorato con il più alto grado delle onorificenze repubblicane italiane, Cavaliere di gran croce.

Inizia gli studi universitari a Torino con Giuseppe Levi, ma si trasferisce a Pavia nel 1939, laureandosi in medicina nel 1944. L'impulso a diventare genetista gli venne da Adriano Buzzati Traverso, con cui mantenne sempre i contatti.
Inizialmente lavora all'Istituto Sieroterapico Milanese, poi a Cambridge, in Inghilterra, dove si dedica allo studio della genetica batterica.
Rientrato in Italia, insegna alle università di Milano, Parma e Pavia. Dal 1952 comincia a raccogliere dati demografici e si occupa di analisi statistiche delle società umane, utilizzando le dispense ecclesiastiche per i matrimoni tra consanguinei.
Nel 1971 abbandona definitivamente l'Italia per trasferirsi all'Università di Stanford.
Qui, collaborando con l'archeologo Albert Ammerman alle ricerche sulla diffusione culturale nel neolitico, fa ricorso a dati derivati dai marcatori genetici per far fronte ai pochi dati archeologici disponibili.

Il grande e fondamentale contributo di Cavalli Sforza è stato di aver dimostrato sperimentalmente e matematicamente che le razze umane non esistono.

Per arrivare a questo, ha addirittura contribuito a inventare una nuova scienza, la genetica di popolazione, insieme all'americano Sewall Wright e agli inglesi J. B. S. Haldane e Ronald Fisher, sviluppando via via anche la matematica necessaria per analizzare i dati, i cui principi sono tutt'ora, in tempi di genomica, in uso. E' stato inoltre un pioniere nello sviluppo dei metodi statistici per stimare gli alberi filogenetici, ovvero gli alberi genealogici delle specie e delle popolazioni, approfondendo una complessa branca della statistica, detta Bayesiana, per stimare quella che in termini tecnici viene chiamata la massima probabilità. Grazie a questa profonda impalcatura di studi non solo biologici, ma anche statistici e matematici, le scoperte di Cavalli-Sforza restano tutt'ora solide e inaffondabili.

Il fulcro del suo interesse era capire come le varie popolazioni umane si fossero spostate e diffuse nel tempo, differenziandosi via via ma mantenendo anche similitudini. Per far questo utilizzava determinati marcatori come i gruppi sanguigni, forme varianti dello stesso gene e addirittura anche i linguaggi. I geni analizzati potevano essere sotto il controllo dell'evoluzione, come enzimi, o del tutto neutri, come quei frammenti di DNA non codificante chiamati microsatelliti. Analizzando questi marcatori in moltissime popolazioni umane di tutto il pianeta Cavalli-Sforza si rese conto di un fatto sino ad allora insospettato: per via dei continui flussi migratori, le popolazioni umane hanno continuato a rimescolarsi nel corso di tutta la storia dell'uomo moderno.

I suoi dati puntavano tutti fermamente in una direzione: la variabilità genetica tra due individui della stessa popolazione è maggiore della variabilità tra due popolazioni anche molto distanti. Per esempio, per strano che possa sembrare, la signora Pina di Trezzano sul Naviglio non potrebbe donare un rene al suo idraulico nato due porte accanto, perché i loro geni sono cosi diversi che ci sarebbe un rigetto, ma potrebbe occasionalmente donarlo a Maduka, l'immigrato nigeriano del vicino centro di accoglienza. Questo perché la differenza fisica tra un nigeriano e un italiano è condizionata solo da una manciata dei nostri 25.000 geni, mentre a fare la differenza (anzi, a non farla) è tutto il resto del DNA. In altre parole, le razze umane non esistono, perché la nostra specie è estremamente mobile e mantiene elevato il flusso genico.

Maggiore è la variabilità genetica e più le popolazioni sono in grado di sopravvivere agli eventi avversi, quindi un elevato flusso genico è un bene. Le popolazioni del Pianeta con maggiore variabilità genetica sono tutte in Africa, mentre noi europei abbiamo una variabilità inferiore.

Cavalli-Sforza era un genio poliedrico e oltre che della genetica di popolazioni e della filogenetica gettò le basi anche per un'altra scienza, l'antropologia culturale: popolazioni differenti si comportano in modo diverso e parlano lingue diverse, e questo può costituire una barriera per il flusso genico della specie. Il comportamento umano, in altre parole, è condizionato da due fattori: l'evoluzione genetica e l'evoluzione culturale, a volte in contrasto tra loro.

Queste grandi lezioni e scoperte non sono rimaste in polverosi articoli scientifici delle ultime decadi del secolo scorso: Cavalli-Sforza, sempre eclettico e caleidoscopico, era anche un maestro della divulgazione scientifica e condensò le sue scoperte in numerosi splendidi libri divulgativi, tra cui: Geni, popoli e lingue; Storia e geografia dei geni umani (scritto con Paolo Menozzi e Alberto Piazza); Chi siamo. La storia della diversità umana (scritto con il figlio Francesco).