RITA LEVI MONTALCINI
MEDICO
(1909-2012)

«Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente».

Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi-Montalcini è stata la più grande scienziata italiana. Unica italiana insignita di un premio Nobel «scientifico« (per la medicina e la fisiologia), ottenuto nel 1986, è stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia pontificia delle scienze.
Dal 1° agosto 2001 era senatrice a vita della Repubblica italiana.

STUDI - Il padre (Adamo Levi) era un ingegnere, mentre la madre (Adele Montalcini) era una pittrice, e con la gemella Paola (deceduta nel 2000) si divise i talenti dei genitori: a Rita andò l’amore per la scienza del padre, a Paola le qualità di artista della madre.
Contrariamente ai voleri del padre, proseguì negli studi e si iscrisse a medicina all’Università di Torino, dove si laureò nel 1936 con 110 e lode.
Negli anni Trenta l’università del capoluogo piemontese era una culla di talenti straordinari: uno dei suoi maestri fu Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg) e tra i suoi compagni di studi figurano altri due futuri premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco.

LEGGI RAZZIALI - A causa delle leggi razziali di Mussolini, andò a Bruxelles. Ritornò a Torino poco prima dell’invasione nazista del Belgio.
Non potendo più frequentare l’università in quanto ebrea, riuscì ad allestire un piccolo laboratorio di ricerca nella sua camera da letto. Dopo i bombardamenti alleati si rifugiò in campagna, ma in seguito all’8 settembre 1943, per evitare i rastrellamenti, andò a Firenze nascondendosi per non essere arrestata e deportata in Germania.
Dopo la liberazione, nel 1947 le venne offerta una cattedra alla Washington University di St.Louis dove, all’inizio degli anni Cinquanta, fece la sua scoperta più importante: la proteina del fattore di crescita del sistema nervoso (NGF), studio che trent’anni dopo venne premiato con il Nobel, una ricerca fondamentale per la comprensione dei tumori e con ricadute importanti nella cura di malattie come Alzheimer e Sla.

IL RITORNO IN ITALIA – Una volta in pensione, nel 1977 ritornò in Italia, con la quale non aveva mai interrotto i rapporti – negli anni Sessanta e Settanta collaborò in numerose occasioni con il Cnr e non lasciò mai la nazionalità italiana per diventare cittadina statunitense.
Nel 1987 ricevette dal presidente Ronald Reagan la Medal of Science, il più alto riconoscimento scientifico americano.
Sebbene dichiaratamente atea, donò una parte del premio in denaro del Nobel per la costruzione di una sinagoga a Roma.

RICONOSCIMENTI - Innumerevoli i suoi riconoscimenti nazionali e internazionali, ai quali vanno sommate oltre venti lauree honoris causa.
Membro delle più prestigiose accademie scientifiche mondiali, tra le quali la Royal Society britannica e la National Academy of Sciences americana.
Dal 2001 era senatrice a vita.
La sua autobiografia, Elogio dell’imperfezione, venne pubblicata nel 1987, ampliata poi con Cantico di una vita (2000), che contiene alcune delle numerose lettere che scambiò negli anni con la sua famiglia e in particolare con l’amata gemella Paola.
Anche molto anziana continuò la sua opera instancabile a favore della ricerca («Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente», disse in un’intervista a Wired in occasione dei suoi 100 anni), per le pari opportunità e per la diffusione della cultura intesa come base per costruire una società migliore.
È stata sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 istituì, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. L'obiettivo era quello di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.

L'EREDITA' DI RITA LEVI MONTALCINI
- Amava ripetere: “Se morissi domani o tra un anno, sarebbe lo stesso: quel che conta è il messaggio che lasci dietro di te. È il solo modo affinché il nostro passaggio sulla Terra non si esaurisca in un grande nulla”. Oggi, mentre il mondo piange la scomparsa del premio Nobel Rita Levi Montalcini (RLM), vogliamo ricordarla come lei avrebbe voluto, attraverso le scoperte scientifiche che la sua "beautiful mind" ha consegnato al mondo. 

Ngf, la pietra miliare – Rita Levi Montalcini è stata insignita del Nobel per la medicina nel 1986, all’età di 77 anni, insieme all’americano Stanley Cohen, per la scoperta avvenuta nei primi anni Cinquanta del fattore di crescita nervoso (Nerve Growth Factor). NGF è una piccola proteina fondamentale per il mantenimento e la crescita dei neuroni del sistema simpatico e sensoriale, senza la quale le cellule cerebrali si suicidano.
All’epoca gli studi sui neurotrasmettitori chimici erano praticamente inesistenti; il cervello era considerato alla stregua di un circuito elettrico e non si aveva idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione di organi e tessuti dell’organismo”, ricorda Piergiorgio Strata, presidente dell’Istituto nazionale di neuroscienze di Torino. “Con la rivoluzionaria scoperta del NGF, si capì per la prima volta che i neuroni sopravvivono solo se possono succhiare sostanze nutritive da altre cellule attraverso le connessioni sinaptiche”.
Quelle ricerche pionieristiche, condotte da RLM su embrioni di pollo, dimostrarono che il cervello può “rigenerarsi”, contrariamente a quanto a lungo creduto. È vero che dopo la nascita non si formano nuovi neuroni e quelli che muoiono sono irrimediabilmente perduti, ma è pur vero che si formano sempre nuove connessioni, circuiti alternativi. E il regista della straordinaria plasticità neuronale è proprio l’NGF. Fu la punta dell’iceberg. In seguito furono scoperte decine di molecole simili, dette “neurotrofine”, grazie alle quali il cervello riesce a mantenersi giovane nonostante l’avanzare dell’età.

Sistema nervoso, immunitario, endocrino  – Dopo aver individuato l’NGF e studiato i suoi effetti sulla crescita dei nervi, RLM proseguì i suoi studi arrivando a una seconda conclusione che si sarebbe rivelata un’altra svolta decisiva in biologia. Il sistema nervoso, immunitario ed endocrino non sono unità separate, ciascuna con le sue pedine (neuroni, globuli bianchi, ormoni) e le sue regole, ma un solo grande network strettamente interconnesso e interdipendente. Con sorpresa, NGF si rivelò un “faccendiere” dell’organismo, il cui raggio d’azione va ben oltre il sistema nervoso periferico e centrale. Era il 1977 quando RLM dimostrò per la prima volta che il fattore di crescita dei nervi agisce sulle cellule appartenenti al sistema immunitario (i mastociti), arrivando in seguito a scoprire che viene prodotto da una varietà di cellule di difesa (linfociti) e ghiandole endocrine (soprattutto quelle salivari). È riduttivo chiamarlo solo “fattore di crescita dei nervi”. NGF è in realtà un modulatore che agisce in modo sinergico sui tre sistemi da cui dipende l’equilibrio dell’organismo. Se manca lui, è il disastro generalizzato. 

Il termometro dell’ansia – Altro aspetto inedito dell’attività biologica del NGF è venuto alla ribalta nel 1986, quando si notò che il massiccio rilascio nel sangue della proteina corrisponde a comportamenti aggressivi e ansiosi. Una ricerca condotta su giovani reclute che sperimentavano il lancio dal paracadute ha mostrato che prima del lancio il livello di NGF nel sangue aumentano dell’84% e dopo venti minuti dall’atterraggio salgono ulteriormente al 107%. 

Scudo anti-Alzheimer – Negli ultimi 15 anni nuovi studi, condotti dallo European Brain Research Institute di RLM, in collaborazione con l’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, hanno scoperto che NGF svolge un ruolo chiave nel prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer. Impedisce, infatti, la produzione della proteina beta-amiloide, la principale responsabile della malattia, bloccando sul nascere il processo degenerativo. Queste ricerche hanno aperto la strada a possibili applicazioni terapeutiche, attualmente in fase di studio. 

Una terapia sperimentale per l’ulcera corneale. Il risvolto più imprevedibile del NGF riguarda le ulcere corneali, lesioni che possono causare la perdita della vista. Le prime sperimentazioni cliniche, guidate da Luigi Aloe del CNR di Roma, allievo e collaboratore della professoressa Montalcini, suggeriscono che la somministrazione di collirio a base di NGF riesca efficacemente a riparare il tessuto danneggiato già dopo alcune settimane di trattamento. Il farmaco, ancora in via sperimentale, si è rivelato utile anche contro il glaucoma, patologia degenerativa e irreversibile del nervo ottico. “Questi risultati sono la punta di diamante di 50 anni di studi che hanno portato il NGF dalla ricerca di base alla clinica”, afferma Aloe. “La stessa professoressa Montalcini ha utilizzato le gocce oculari per contrastare la perdita della vista legata all’età”.  Chissà che sia stato questo il segreto della sua ultracentenaria vitalità.
Rita Levi Montalcini è morta alla straordinaria età di 103 anni il 30 dicembre 2012 a Roma.