LA CLEF DES RÊVES (LA CHIAVE DEI SOGNI)

Chiave dei sogni
La chiave dei sogni - 1930 Olio su tela - Collezione privata
Nel surrealismo di Magritte trova ampio spazio l’elemento verbale. A partire dal titolo delle sue opere, la scrittura entra spesso in conflitto con le immagini e ne impedisce una lettura univoca provocando lo sconcerto dello spettatore. La chiave dei sogni è un esempio perfetto di questo procedimento:  sei oggetti di uso comune si affacciano in trompe l’oeuil da una griglia posta su una lavagna, corredati da altrettante didascalie che assegnano loro, con grafia zelante e persuasiva, nomi incongruenti. L’effetto finale richiama alla memoria l’abecedario della nostra infanzia, anche se rivisitato con la fantasia. L’artista veste dunque i panni del maestro elementare, quasi intendesse rivolgersi ad un pubblico, per sua natura non alfabetizzato, proponendo un personale approccio educativo. Rinominare la realtà è un modo per mettere in discussione le idee che ognuno di noi ha su di essa e Magritte invita il fruitore a stimolare l’immaginazione come ironico strumento di critica.