NOVE VOLTE SETTE
ISAAC ASIMOV, NOVE VOLTE SETTE, EINAUDI, TORINO (trad. italiana Carlo Fruttero - disegno di Elvira Giannattasio)



Shuman, alto, elegante, e Programmatore di prima classe, li affrontò senza esitazione.
Disse: - Signori, questo è Myron Aub.
- Sarebbe lui l'individuo dotato di speciali capacità, che avete scoperto per caso? - disse il deputato Brant, senza scomporsi.
- Bene! - con bonaria curiosità squadrò l'omettino calvo, con la testa a uovo. L'ometto reagì intrecciando nervosamente le dita. Non era mai stato a contatto di persone così importanti in vita sua. Era un Tecnico d'infimo rango, (...) s'era ormai rassegnato da anni a un lavoro oscuro e monotono. Ma poi il Grande Programmatore aveva scoperto il suo hobby e l'aveva trascinato qui.
(...) Aub! - Pronunziò il nome monosillabico come se fosse un comando militare (...) - Aub! Quanto fa nove volte sette? Aub esitò un istante. I suoi occhi smorti ebbero un fioco lampo di ansietà. - Sessantatre, - disse. Il deputato Brant inarcò le sopracciglia. - È giusto? - Controlli lei stesso, onorevole.
Il deputato trasse la sua calcolatrice tascabile, ne sfiorò con le dita due volte il bordo zigrinato, guardò il quadrante e la ripose in tasca. Disse: - E sarebbe questo il fenomeno che lei ci ha chiamati qui ad ammirare? Un illusionista?
- Molto di più, onorevole. Aub ha mandato a memoria alcune operazioni e sa calcolare sulla carta.
- Una calcolatrice di carta? - disse il generale. Sembrava deluso.
- No generale, - disse Shuman, paziente. - Non è una calcolatrice di carta. Semplicemente un foglio di carta. Generale, vuol essere così gentile da proporre un numero qualsiasi?
- Diciassette, - disse il generale.
- E lei, onorevole?
- Ventitre.
- Bene! Aub, moltiplichi questi due numeri e faccia vedere a questi signori in che modo esegue l'operazione.
- Sissignore, - disse Aub, chinando il capo. Trasse un taccuino da una tasca della camicia e una sottile matita da pittore dall'altra. La sua fronte era tutta aggrottata mentre tracciava faticosamente sulla carta dei piccoli segni.
 
(...) Aub continuò, la mano un po' tremante. Infine disse a bassa voce: - La risposta è trencentonovantuno. Il deputato Brant consultò una seconda volta la sua calcolatrice tascabile. - Perdio, ò esatto. Come ha fatto a indovinare?
- Non ha indovinato, onorevole, - disse Shuman. - Ha calcolato il risultato. L'ha fatto su questo foglietto di carta.
- Storie, - disse il generale con impazienza. - Una calcolatrice ò una cosa e dei segni sulla carta un'altra.
- Spieghi lei, Aub, - disse Shuman.
- Sissignore... Ecco, signori, io scrivo diciassette e subito sotto scrivo ventitre. Poi mi dico sette volte tre...
 
(...) Vi fu un istante di silenzio e il generale Weider disse: - Non ci credo. È una bellissima filastrocca e tutto questo giochetto di numeri sommati e moltiplicati mi ha divertito molto, ma non ci credo. È troppo complicato per non essere una ciarlatanata.
- Oh, no, signore, - disse Aub, tutto sudato. - Sembra complicato perché lei non è abituato al meccanismo. Ma in realtà le regole sono semplicissime e funzionano con qualsiasi numero.
- Qualsiasi numero, eh? - disse il generale. - Allora vediamo (...) Scriva sul suo taccuino cinque sette tre e otto. Cioé cinquemila settecentotrentotto. (...) Ora, sette due tre e nove. Settemiladuecentotrentanove.
- Sissignore.
- E adesso moltiplichi questi due numeri.
- Ci vorrà un po' di tempo, - balbettò Aub.
- Non abbiamo fretta, - disse il generale.
 
(...) - Ci sono quasi arrivato, signore... Ecco il prodotto, signore. Quarantun milioni, cinquecentotrentasettemilatrecentottantadue -. (...)
 
Il generale Weider (...) premette il pulsante di moltiplicazione sulla sua calcolatrice (...). Poi guardò il quadrante della minuscola macchina e disse con voce rauca dallo stupore: - Grande Galassia, l'ha azzeccato in pieno.