CONTRO IL PROGRESSO
ROY LEWIS, IL PIU' GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE, ADELPHI, MILANO 1992, PP. 55-56 (disegno di Elvira Giannattasio)



"Davvero, stavolta l'hai proprio fatta grossa, Edward" disse zio Vania, addentando una spalla di cavallo.
"Me l'hai già detto" ribatté papà, mentre si dava da fare con una costata di cinghiale di prima scelta.
"Ma non hai saputo dirmi cosa c'è di sbagliato nel progresso".
"Tu lo chiami progresso" ribatté zio Vania, gettando nel fuoco un pezzo di cartilagine immangiabile. "Io la chiamo disobbedienza. Sì, Edward: disobbedienza. Mai nessun animale è stato concepito per rubare il fuoco dalla cima dei monti. Hai trasgredito le eterne leggi della natura. Adesso assaggerei un po' di quell'antilope, Oswald".

"A me sembra un passo avanti" insisté papà. "Un passo dell'evoluzione, magari decisivo. Perché mai dev'essere un atto di disobbedienza?".
Zio Vania gli puntò contro un cosciotto d'antilope con gesto accusatorio: "Perché quello che hai fatto ti ha spinto fuori dalla natura, Edward. Si tratta di colpevole superbia, come fai a non capirlo? Ed è il minimo che si possa dire. Eri un figlio della natura, semplice e pieno di grazia, facevi parte dell'ordine della natura, di cui accettavi i doni e i castighi, le gioie e i dolori: così vivace, così autosufficiente, così innocente. Partecipavi al grande e mirabile disegno della flora e della fauna, che vivono in perfetta simbiosi, e però progrediscono con infinita lentezza nella maestosa carovana del mutamento naturale. E adesso dove ti ritrovi?".

"Sentiamo un po', dove mi ritrovo?" rimbeccò papà.
"Tagliato fuori" sentenziò zio Vania.
"Tagliato fuori da che cosa?".
"Dalla natura ... dalle tue radici ... da qualunque senso di appartenenza reale ... dell'Eden".
"E anche da te?" sorrise papà. "Certo, anche da me" disse zio Vania. "Io disapprovo, te l'ho già detto. Disapprovo con tutto il mio essere. Continuo a vivere da semplice e innocente figlio della natura. Ho fatto la mia scelta. Resto scimmia".