LA BIBLIOTECA LABIRINTO
UMBERTO ECO, IL NOME DELLA ROSA, ED. BOMPIANI, 1980



Nel suo primo romanzo “Il nome della rosa”, così descrive la situazione in cui il protagonista, frate Guglielmo, si perde nella biblioteca-labirinto insieme al suo discepolo Adso:

“Forse non riesco a ricordare bene la regola, o forse per girare in un labirinto bisogna avere una buona Arianna che ti attende alla porta tenendo il capo di un filo. Ma non esistono fili così lunghi.

E anche se esistessero, ciò significherebbe (spesso le favole dicono la verità) che si esce da un labirinto solo con un aiuto esterno. Dove le leggi dell'esterno siano uguali alle leggi dell'interno.
Ecco, Adso, useremo le scienze matematiche. Solo nelle scienze matematiche, come dice Averroè, si identificano le cose note per noi e quelle note in modo assoluto.
- Allora vedete che ammettete delle conoscenze universali.
- Le conoscenze matematiche sono proposizioni costruite dal nostro intelletto in modo da funzionare sempre come vere, o perché sono innate o perché la matematica è stata inventata prima delle altre scienze. E la biblioteca è stata costruita da una mente umana che pensava in modo matematico, perché senza matematica non fai labirinti”.



Una metafora fisico-matematica è addirittura il punto centrale del suo secondo romanzo, “Il pendolo di Foucault”, anch’esso un romanzo giallo in cui si narra la storia di alcuni redattori milanesi che negli anni ’70 vivono un misterioso e drammatico intreccio di vicende, complotti e società segrete legate ai riti medievali dei Templari e dei Rosacroce. Ebbene, il romanzo comincia così:
“Fu allora che vidi il Pendolo. La sfera, mobile all'estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell'incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili così che il tempo di quel vagare di una sfera dall'uno all'altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l'unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio.”